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Miguel Alonso-Alonso e Alvaro Pascual-Leone, rispettivamente ricercatori al Beth Israel Deaconess Medical Center e alla Harvard Medical School di Boston si occupano del ruolo del cervello nella regolazione dell'assunzione del cibo e nella patogenesi dell'obesità.
Gli autori si concentrano sull'importanza emergente della corteccia prefrontale (PFC) destra nel controllo cognitivo del comportamento alimentare. Si tratta di un'area cerebrale che nel corso dell'evoluzione ha subito una forte espansione e che oggi rappresenta circa un terzo della superficie del cervello dell'uomo.
Nell'uomo l'alimentazione può essere rappresentata come un modello duale, nel quale il riflesso dell'assumere cibo farebbe parte di un impulso automatico in preparazione a future carestie.
Questo atteggiamento filogeneticamente antico è controllato dall'ipotalamo sotto l'influenza di una varietà di neurotrasmettitori e neuropeptidi.Gli studi condotti negli ultimi decenni nei modelli animali hanno dimostrato che dal tratto gastrointestinale, del pancreas e del tessuto adiposo, l'informazione periferica arriva all'ipotalamo attraverso il nervo vago mediante mediatori ormonali quali la gralina, l'insulina e la leptina.
La regolazione degli equilibri tra l'assunzione di cibo e la spesa energetica assicura un bilancio adeguato, che fa fronte alle richieste dell'organismo.
Oltre a saziare l'appetito, i cibi stimolano i circuiti cerebrali della gratificazione e della motivazione, coinvolgendo le aree limbiche e paralimbiche mediante neurotrasmettitori e neuropeptidi, quali la dopamina e le endorfine.
Alla predisposizione genetica e alle necessità metaboliche si aggiungono dunque gli aspetti edonistici dell'assunzione del cibo, importanti per comprendere i meccanismi di regolazione del peso corporeo e la genesi dell'obesità.
Oggi, il ruolo centrale della PFC destra nell'eziologia dell'obesità umana è rafforzato dalle evidenze di un coinvolgimento di tale area nei processi cognitivi determinanti per l'assunzione del cibo e per l'attività fisica.
Una stimolazione dell'attività di questa area cerebrale - spiegano Alonso e Pasqual-Leone - può causare manifestazioni motorie esagerate; viceversa, l'attività fisica può modellare la funzione e la struttura della PFC.
Questa zona del cervello sembra poi essere coinvolta preferenzialmente nella guida dei processi decisionali che riguardano la concordanza tra i messaggi che arrivano dal corpo e la condotta sociale.
Un deficit in tal senso potrebbe contribuire all'incapacità dei soggetti obesi di intraprendere programmi di perdita del peso a lungo termine. La PFC destra sta anche emergendo quale area critica nei meccanismi alla base della cognitività morale, con un'influenza sulle decisioni di scelta (per esempio, lasciando maggior spazio ai messaggi pubblicitari che spingono al consumo di cibi poco sani).
La porzione corticale destra rappresenta infine un nodo importante dei circuiti neurali che mediano la percezione di sé, del proprio corpo e della propria personalità. Non è nota la causa dell'attuale epidemia di obesità. Sebbene non si possa totalmente escludere un coinvolgimento di natura genetica, i fattori responsabili sarebbero per lo più ambientali. L'obesità potrebbe essere legata a un'attivazione cronica della risposta di stress attraverso l'asse ipotalamo/ipofisi/surrene.
Nell'emisfero destro qualsiasi fattore di stress viene percepito come grave e incontrollabile, pari agli stimoli che derivano da conflitti sociali. Niente di meglio, nell'attuale società industrializzata - dove i difetti fisici, la frustrazione o la paura del rifiuto sociale vengono frequentemente percepiti quali indici di insuccesso - per indurre a uno stato di stress psicologico cronico. Da qui alla disinibizione dei circuiti dell'alimentazione riflessa causata dall'attivazione prolungata dell'asse ipotalamo/ipofisario – concludono gli autori – il passo è breve.
JAMA 2007;297:1819-1822
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