Quanto tempo dedicate a programmare i pasti, fare la spesa, preparare e consumare il cibo? Quanto influiscono le vostre scelte alimentari sulla vostra qualità della vita (relazioni sociali, rapporti familiari, tempo a disposizione, budget e così via)?
Anche le scelte alimentari più "sane" possono diventare un'ossessione: è quello che succede alle persone che soffrono di ortoressia nervosa (dal greco ortho, che significa "giusto, corretto" e orexis, ovvero "appetito").
Il termine ortoressia è stato coniato dal terapeuta americano Steven Bratman nel 1997. Bratman, che negli anni '70 lavorava in una comune nello Stato di New York come agricoltore biologico e cuoco vegetariano, ha vissuto sulla propria pelle l'esperienza dell'ortoressia. La sua mania di "purezza alimentare" arrivava fino al punto di rifiutare qualsiasi vegetale che fosse stato colto più di 15 minuti prima; masticava ogni boccone almeno 50 volte, mangiava esclusivamente da solo e in silenzio (per evitare ogni fonte di "disturbo"), e smetteva sempre di mangiare prima di arrivare alla sazietà.
La sua esperienza come cuoco gli ha però permesso di assistere a un continuo confronto tra convinzioni diverse sul cibo e tra diversi regimi alimentari. Un classico esempio è quello del crudismo e della macrobiotica: si tratta di due regimi il cui scopo dichiarato è quello di promuovere la salute, ma che si basano su principi diametralmente opposti (tutto crudo nel crudismo, tutto cotto nella macrobiotica). Altri esempi di approcci opposti: il latte è un alimento completo e perfetto/il latte è adatto solo per i vitelli, ma è un veleno per l'uomo. L'aceto è tossico/ l'aceto di mele può curare la maggior parte delle malattie. La frutta è il cibo ideale per l'uomo/ la frutta provoca la candidosi... e così via.
Nella continua ricerca di salute, di perfezione e di purezza, l'ortoressico si impone regole alimentari molto rigide e restrittive, applicando sia principi assoluti e "ideologici" come quelli appena descritti sia regole che, sebbene basate inizialmente sul buon senso (come ad esempio leggere attentamente le etichette o scegliere alimenti biologici e "genuini"), possono gradualmente diventare sempre più ossessive, influendo pesantemente sulla qualità della vita.
L'atto di consumare cibo "puro" può avere anche una connotazione pseudospirituale: dopo una giornata a base di germogli, prugne umeboshi e soia fermentata, l'ortoressico può sentirsi purificato anche spiritualmente, "elevato" rispetto ai poveri mortali che continuano a nutrirsi di pizza e cioccolato; al contrario, quando gli capita di "sgarrare" (il che può voler dire anche solo mangiare un'uvetta o un boccone di pane bianco) può sentirsi "sporco" e bisognoso di compiere numerosi atti di penitenza come ad esempio digiunare o restringere ulteriormente la propria dieta.
L'ortoressia può gradualmente portare a perdere il gusto del cibo, che viene visto solo dal punto di vista dell'effetto sulla salute, e non come possibile fonte di piacere; ma può essere anche causa di squilibri nutrizionali e può danneggiare gravemente la vita relazionale. In Italia attualmente l'ortoressia viene curata negli stessi ambiti in cui si trattano altri disturbi del comportamento alimentare come anoressia e bulimia. Secondo alcuni esperti, si tratta di un problema da non sottovalutare, vista la sua preoccupante diffusione anche nel nostro paese.
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